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DAI RACCONTI DI SAN CHARBEL

“Di pomeriggio, all’ora del pranzo degli eremiti, Padre Charbel ed
il suo compagno Padre Macarios AlMechmchany si sono seduti per
prendere il loro pasto. C’ero anche io con loro. Il pasto consisteva in patate cucinate con la pasta e del pomodoro un pò liquido. Padre Charbel prendeva il pane bruciato ed i pezzetini caduti del pane, mettendoli nel suo piatto. A vederlo ho avuto compassione di lui e mi sono commosso fino a piangere, dicendo nel mio cuore: “quest’eremita pratica delle mortificazioni così dure e noi monaci non prendiamo che il cibo delizioso ed il materasso tenero”

LA SEMPLICITA’ DI SAN CHARBEL

Si narra che un giorno San Charbel, di ritorno dai campi assieme ad un confratello,vide per terra un’immagine stropicciata e sporca di terriccio. Con molta cura la raccolse e la ripulì, mettendola in tasca. Arrivato all’eremo la mise nella chiesetta e si inginocchiò a pregare. Incuriosito il confratello gli chiese “perchè sei in ginocchio Padre Charbel?” e lui rispose HO TROVATO PER TERRA QUESTA IMMAGINE DI SAN GIORGIO, SCIUPATA MA ANCORA VISIBILE E STO PREGANDO PER DARGLI GLI ONORI CHE MERITA. Il confratello sorrise e con tenerezza gli disse “Padre Charbel, mi spiace dirti che quella non è l’immagine di San Giorgio ma una confezione di sigarette!” Padre Charbel lo guardò sorpreso e sorridente prese l’immagine dicendo ECCO A TE CONFRATELLO, FANNE QUELLO CHE CREDI!

Questo bellissimo e tenero racconto ci fa comprendere quanto San Charbel fosse isolato dal mondo al punto da non riconoscere un pacchetto di sigarette, ma anche quanto il suo cuore fosse delicato e sensibile: indipendentemente dalla bellezza dell’immagine e dal suo stato, credendo fosse San Giorgio, si apprestava a dargli gli onori del caso.
Invece ai nostri giorni, siamo alla ricerca della bella immagine che ci ispiri maggiormente alla preghiera, perdendo alle volte l’essenzialità della fede.

SAN CHARBEL ED IL DOLORE

“Il Coraggio di Padre Charbel era molto raro. La Sua Fonte era il Cielo
e non La Terra.
Per tutta la vita fu calmo e gentile, come se per lui tutto fosse buono.
Sopportava le difficoltà … e nonostante ogni difficoltà… egli metteva davanti ai suoi occhi Il Suo Scopo Soprannaturale.
Egli prese su se stesso alcune, anzi tante mortificazioni: il suo digiuno continuo, le sue lunghe veglie, il suo modo di sopportare il durissimo freddo. Egli soffriva di dolori al ventre, dolori notevoli anche durante i lavori, ma non si lamentò mai.
Il suo compagno Padre Macarios gli diceva: O maestro mio, vai riposarti e
prega davanti al Santissimo. Ed egli obbediva, subito. Ma non
gli pesavano le sofferenze.
Egli continuava a compiere i suoi lavori, nonostante questo dolore, senza mai dirlo o lamentarsi e senza mai chiedere di renderlo più leggero,ripetendo sempre: O Gesù! O Vergine!”

Un grande esempio nei grandi momenti di sofferenza della nostra vita.

GUARIGIONE DI UN MUTO

Un monaco testimonia la guarigione di un suo fratello Assad Hanna Salem che era improvvisamente diventato muto. Due mesi dopo l’accaduto, il monaco, col permesso del superiore, andò a visitare il fratello. La gente del villaggio, credendo che Assab fosse impazzito o ossesso dal diavolo, consigliava di trasportarlo nella grotta di Sant’Antonio, ma il monaco preferì prendere la via dell’eremo di Annaya, dove pregò Charbel di recitare una preghiera sul fratello “a condizione – disse – di dirmi se guarisce o no”.
Il Padre Charbel fece entrare il muto in cappella, gli pose sulla testa il libro dei Vangeli e ne lesse alcuni brani. Poi, preso un bidone smaltato che conteneva acqua benedetta, ne versò nel cavo della mano e la diede da bere al malato, dicendo NON TEMETE GUARIRA’. Poi il monaco riprese, con malato, la via di casa. Camminavano da pochi minuti quando il muto gridò all’improvviso FRATELLO MIO! espressione che in arabo è un monosillabo, poco più di un rauco suono gutturale; poi cominciò a chiamare per nome alcuni monaci che in quel momento scendevano dall’eremo per tornare a San Marone, e infine si mise a cantare a squarciagola.