Home Il sano cammino I Santi Padre Pio e la battaglia con i demoni

Padre Pio e la battaglia con i demoni

Violenta detonazione

Nel 1916 Padre Pio si trovava nel convento di Foggia. Una sera, chiese se poteva ritirarsi nella sua cella. Venne accontentato. Gli altri confratelli rimasero a mangiare nel refettorio. La cella di Padre Pio era situata al primo piano, proprio sopra il refettorio. I religiosi, mentre cenavano, vennero sorpresi e terrorizzati da una violenta detonazione. Scrisse padre Nazareno nei suoi Appunti: «…mandai Padre Francesco da Torremaggiore alla stanza di Padre Pio, immaginando che Piuccio, avendo bisogno di qualche cosa ed avendo chiamato invano, avesse lanciato una sedia in mezzo alla stanza per essere inteso. Il fratello andò su e domandò di che cosa avesse bisogno, ma Padre Pio rispose: “Non ho chiamato né ho bisogno di niente”…». Lo stesso avvenne anche le sere successive. «…Bisogna premettere che, dopo la detonazione…, si trovava Padre Pio in un bagno di sudore e dovevamo cambiarlo da capo a piedi… Dinanzi a queste detonazioni – racconta padre Nazareno – i frati si erano talmente impauriti che non volevano restare mai soli ed appena dopo la ricreazione ognuno si ritirava nella stanza e si chiudeva ermeticamente». (Giannuzzi, 97)

  

Convento di Foggia ai tempi di Padre Pio

Padre Nazareno, sempre nei suoi Appunti, annotò che, nonostante la drammaticità di tali fenomeni, Padre Pio teneva un comportamento normale e spesso intratteneva i confratelli con allegre battute: «Ci stava molto bene in mezzo a noi, la nota allegra non gli mancava mai, e poi, quando raccontava qualche fatterello, era tanto felice che non stancava; anzi, si provava gusto a sentirlo» (Giannuzzi, 98)

Monsignor D’Agostino

Fra i testimoni di tali fenomeni vi fu mons. Andrea D’Agostino, vescovo di Ariano Irpino. Al riguardo, sempre negli Appunti di Padre Nazareno, si legge: «Si trovò di passaggio una sera Monsignore D’Agostino, vescovo di Ariano Irpino, al quale credetti bene di raccontare quanto avveniva in convento, e lui: “Padre guardiano, il Medio Evo è finito e voi credete ancora a queste panzane?». Quando però nel refettorio si sentì, dopo un calpestio, la solita detonazione, «il domestico del Vescovo, che mangiava in foresteria, scappò al refettorio con i capelli ritti e pieno di paura. Il Vescovo rimase così impaurito che quella sera non volle dormire solo ed il giorno seguente lasciò il convento e più non ritornò» (Giannuzzi 99).

Padre Nazareno d’Arpaise

 

Mons. Andrea D’Agostino

Un cane feroce che si mise a ringhiare

Il generale Tarcisio Quarti testimoniò quello che un giovane ingegnere gli aveva raccontato: “Il 30 giugno del 1943, durante la guerra, era sceso alla stazione di San Severo e, non trovando nessun mezzo di trasporto, si era diretto a piedi verso San Marco in Lamis. Mentre era in piena campagna gli si avvicinarono alcuni contadini con aria minacciosa, con forche e badili. In quei giorni la gente era molto agitata perché erano caduti diversi paracadutisti inglesi, e lo scambiarono per uno di loro, che aveva nascosto il suo paracadute vicinissimo a quel luogo. Ma il giovane si mise a pregare, vedendo che gli si avvicinavano, e all’improvviso apparve un cane feroce che si mise a ringhiare contro i contadini. Questi, spaventati, rinunciarono a seguirlo. Il mattino dopo il giovane ingegnere riuscì ad arrivare a San Giovanni Rotondo. Quando Padre Pio lo vide gli disse subito: “Te la saresti vista brutta se non ti avessi mandato il mio angelo custode”. (Positio II, p. 1065)

Il diavolo si confessa da Padre Pio

Satana oltrepassò tutti i limiti della provocazione presentandosi a Padre Pio sotto la veste di un penitente. Questa la testimonianza diretta di Padre Pio a Padre Tarcisio da Cervinara:  “Una mattina, mentre stavo confessando gli uomini, mi si presenta un signore, alto, snello, vestito con una certa raffinatezza e dai modi garbati, gentili. Comincia a confessare i suoi peccati che erano di ogni genere: contro Dio, contro il prossimo, contro la morale. Tutti aberranti! Mi colpì una cosa. Per tutte le accuse, dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la Parola di Dio, il Magistero della Chiesa, la morale dei Santi, l’enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente comprensibili tutti gli atti peccaminosi. E questo non solo per i peccati che erano raccapriccianti contro Dio, la Madonna, i Santi – che indicava con perifrasi irriverenti senza mai nominarli – ma anche per i peccati che erano moralmente tanto sporchi e rozzi da toccare il fondo della più stomachevole cloaca. Le risposte che dava di volta in volta alle mie argomentazioni con abile sottigliezza ed ovattata malizia mi impressionavano. Tra me e me mi domandai: chi è costui? Da che mondo viene? Chi sarà mai? E cercavo di fissarlo bene in volto per leggere qualcosa tra le piaghe del suo viso. Nello stesso tempo aguzzavo le orecchie ad ogni sua parola in modo che nessuna di esse mi sfuggisse per soppesarle in tutta la loro portata. Ad un certo momento per una luce interiore vivida e fulgida percepii chiaramente chi era colui che mi stava dinanzi. Con tono deciso ed imperioso gli dissi: “dì Viva Gesù, Viva Maria!” Appena pronunziati questi soavissimi e potentissimi nomi, Satana sparì all’istante in un guizzo di fuoco lasciando dietro di se un insopportabile irrespirabile fetore”. (Padre Tarcisio da Cervinara, Il diavolo nella vita di Padre Pio, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, 1993 seconda edizione, p. 47-8)

Padre Tarcisio Zullo da Cervinara (tutto a sinistra nella foto)

Lucifero si confessa da Padre Pio

Don Pierino: “Una mattina Padre Pio cominciò a confessare gli uomini in sacrestia. Io stavo nell’angolo, recitando il breviario. A un tratto entrò in sacrestia un uomo robusto sulle quarantina. Aveva i capelli brizzolati, gli occhi neri, piccoli e intelligenti, la giacca scura, i pantaloni rigati. Avanzò a passo cadenzato, fissandomi per qualche attimo con disprezzo. Quell’uomo, senza attendere il turno, passò davanti a tutti, spalancò le tendine, e rimase in piedi davanti a Padre Pio. Dopo poco vidi quell’uomo sprofondare giù e scomparire. Guardando quindi il Padre lo vidi chiaramente sotto le sembianze di Gesù. ”  Un anno dopo Padre Pio raccontò a Don Pierino: “Ricordo di aver letto che un povero sacerdote era in sacrestia a confessare la gente. A un tratto vi entrò un uomo sulla quarantina, occhi neri, capelli brizzolati, giacca scura, pantaloni rigati, e passando davanti a tutti, si presentò davanti al confessore, rimanendo in piedi. Il sacerdote lo invitò a mettersi in ginocchio, ma quello rispose “Non posso!” Credendo che fosse ammalato, gli chiesi subito i peccati che aveva fatto. L’uomo disse tanti peccati da sembrare come se tutti i peccati di questo mondo li avesse commessi lui. Il sacerdote, dopo aver dato gli opportuni consigli, invitò ancora una volta quello strano penitente a piegare almeno il capo, perché stava per impartirgli l’assoluzione. Quegli rispose ancora: “Non posso”.  A  questo punto – raccontava Padre Pio – il sacerdote disse: “Amico mio, al mattino quando ti infili i pantaloni, la testa te la pieghi un pò, sì o no?” L’uomo guardò con sdegno il sacerdote e rispose: “Io sono Lucifero, nel mio regno non esiste piegatura.” Don Pierino a Padre Pio: “Padre, quel sacerdote eravate proprio voi. Il fatto vi capitò l’anno scorso, giù in sacrestia, e io ero presente.” Padre Pio: “Si è vero, mi è capitato anche a me.” (Galeone, 70-2)

Don Pierino Galeone con Padre Pio

Il letto sottosopra e la sbarra della tenda contorta

Padre Aurelio di Jorio da Sant’Elia a Pianisi fu studente nel Collegetto Serafico del convento di San Giovanni Rotondo negli anni 1916-8, quando era diretto da Padre Pio. Dopo la morte di Padre Pio Padre Aurelio ebbe una conversazione con Padre John Schug, un frate cappuccino americano Tra tanti dettagli, padre Aurelio riporto’: “Il dormitorio che era usato da otto di noi studenti adesso è adibito ad archivio. Padre Pio dormiva con noi in questo dormitorio. Il suo letto era vicino alla finestra. Intorno al suo letto c’era una tenda sostenuta da una pesante sbarra di ferro.  Se tu avessi potuto vedere cio’ che successe una notte! Noi ragazzi stavamo sempre a chiacchierare nel dormitorio. Una notte ci disse: “Non mi fate sfigurare con padre superiore che mi deve dire di nuovo di farvi star zizzi. Non fatemi dare una brutta figura. Non dite una sola parola. Buona notte!” Al mattino quando ci alzammo vedemmo che il letto di Padre Pio era stato completamente messo sotto sopra, e la sbarra di ferro della tenda era tutta contorta come se fosse una cioccha di capelli ricci. La sbarra era spessa com un dito, ma per tutta la sua lunghezza era tutta contorta. Noi avemmo veramente paura. Padre Pio venne, e noi chi domandammo che era successp. Egli disse: “è incredibile. Quando io finalmente otteni da voi la promessa di stare zitti, viene barbablu’ (così Padre Pio chiamava il diavolo) e mette tutto a soqquadro.” Egli aggiunse: “Credetemi, questo è niente. Non ne facciamo un caso.” Egli disse che uno dei lavoratori aveva contorto la sbarra di ferro. più tardi la sbarra fu raddrizzata e rimessa al suo posto.” (Schug, 115-7)

Vincenzo Fini

 

Foto di gruppo del Collegio Serafico nel 1914 (Padre Pio ne fu direttore dal 1916 al 1918)

 

“Mastro Vincenzo Fini, calzolaio e fabbro, uomo di fiducia del convento, ormai assuefatto a questo tipo di riparazione, cerca di rimettere al meglio il letto sulle quattro zampe. (Peroni, 205). Risulta che mastro Vincenzo , oltre che calzolaio e fabbro, faceva un po’ di tutti i mestieri. Per Padre Pio faceva anche “l’aggiustatore di ossa” . Ogni volta che Padre Pio usciva dalla lotta con il demonio con le ossa slogate o fratturate voleva essere “aggiustato” da mastro Vincenzo. Pietro Cugino, detto Pietruccio il cieco, ricorda che Vincenzo, prima di andarsene, dopo aver baciato la mano del padre,  gli sussurrava: “Eh! Te l’ha fatta stanotte, te l’ha fatta!” (Peroni, p.212-3, nota 7)

I diavoli nella cella nr. 5

Padre Alberto: “Io e gli altri miei compagni di seminario, siamo stai testimoni di quanto accadeva nella cameretta nr. 5, allorchè Padre Pio, notte tempo, veniva attaccato spietatamente dagli spiriti maligni, che gli apparivano visibilmente, sotto tetre figure, e lo bastonavano a sangue. Spesso noi fratini venivamo svegliati di soprassalto da rumori di catene, stridori di ferraglie, gridi egemiti provenienti dalla sua cella, poco distante dalle due piccole camerate. Uno di noi disse a Padre Pio: “Padre, io non ho paura del demonio; lo mandi da me e lo metterò subito in fuga.” Padre Pio: “Tu non sai ciò che dici. Se tu vedessi il demonio, moriresti di spavento.” (D’Apolito, Padre, 69-70)