Home Il sano cammino I Santi Padre Pio e le furiose lotte con il diavolo

Padre Pio e le furiose lotte con il diavolo

Il demonio mi vuole per sé

Padre Pio nella lettera a padre Benedetto del 10 gennaio 1911: “Il demonio mi vuole per sé ad ogni costo.” (Epistolario I, 213)

“Il demonio ha paura di me.” (Cleonice 2013, 122)

Mi sento forte da poter annientare il regno di satana.” (Cleonice 2013, 122)

Cleonice: “Un pomeriggio restai in chiesa fino all’Avemaria. Non mi accorsi di essere rimasta sola. Uscii fuori, non c’era nessuno. Era una bella serata calma. Mi avviai in fretta verso il paese. Tutto a un tratto, vicino alla quercia, e solo in quel punto, sentii un vento impetuoso e un furioso fruscio di foglie che mi spaventò. C’era qualcosa di misterioso che incuteva paura. Affrettai il passo. Dicevo a me stessa: “Di sicuro ci sarà il diavolo sotto quell’albero.” Invocando San Michele arrivai al paese. Quando lo dissi al Padre mi rispose: “Non un diavolo c’era, ma una legione; ringrazia San Michele che li ha messi in fuga.” (Cleonice 2013, 121-2) Padre Pio sofferente

Vedeva i diavoli sin dalla culla

Padre Pio raccontava: “Mia madre spegneva il lume e tanti mostri mi si mettevano vicino ed io piangevo; accendeva il lume e io tacevo perché i mostri sparivano. Di nuovo lo spegneva e di nuovo mi mettevo a piangere per i mostri.” (Fernando, 51)

Un frate cappuccino indica la culla di Padre Pio

Barbablù

Il diavolo Padre Pio lo chiamava Barbablù, Belzebù o cosaccio. E Dio permetteva i suoi frequenti assalti in modo tale che il santo avesse l’occasione di soffrire per la conversione dei peccatori. Il demonio si presentava sotto svariate forme. Una volta  si presentò in forma di crocifisso; altre volte con l’aspetto del padre spirituale o del padre provinciale. Addirittura gli apparve sotto figura del suo angelo custode, di san Francesco o della Vergine Maria. A volte era una solo, altre erano in molti. Lui li riconosceva, chiedendo loro di ripetere con lui: “Viva Gesù! Ma loro non volevano ripeterlo. Quasi sempre, dopo le apparizioni diaboliche, gli apparivano Gesù, Maria o il suo angelo custode”. (Pena,12; Positio I,1, p. 659)

Non ho un minuto

Da una lettera a Padre Benedetto del 3 giugno 1919: “Non ho un minuto libero: tutto il tempo è speso nel prosciogliere i fratelli dai lacci di satana. Questo appunto io fo assiduamente e di giorno e di notte.” (Epistolario I, 1145) (Pasquale, 59-60)

 

Bastoni e catene

In una lettera da Foggia a Padre Agostino il 18 gennaio 1912: “Barbablu’ non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua’ mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie forme. Chi sa quante volte mi ha gittato dal letto trascinandomi per la stanza.” (Epistolario.I, 252)

Padre Pio sofferente

 

Paralizzato

Da Pietrelcina a Padre Agostino il 9 agosto 1912: “Barbablu’ mi ha impedito di scrivervi. Ogni volta che mi determinavo a scrivervi ecco che un fortissimo dolore di testa mia assaliva, accompagnato da un acuto dolore al braccio destro, impossibilitandomi a tenere la penna in mano.” (Epistolario I, 297)

San Michele

Lettera  macchiata

Il 6 novembre 1912 Padre Agostino mando’ una lettera a Padre Pio scritta in francese. Il calce alla lettera si legge questo attestato del parroco: “Attesto io qui sottoscritto arciprete di Pietrelcina, sotto la santita’ del giuramento, che la presente aperta alla mia presenza giunse così macchiata: ma era del tutto illegibile. Messo di sopra il Crocifisso, aspersa d’acqua benedetta e recitati i santi esorcismi, si potè leggere come presentemente.  Difatti chiamata mia nipote Grazia Pannullo, insegnante, la lesse alla presenza mia e del Padre Pio, ignorando quanto fu praticato prima di essere chiamata. In fede, l’Arciprete Salvatore Pannullo. (Epistolario I, 312-4)

Lettera in francese macchiata, con l’attestato dell’ arciprete Pannullo   

Mi bussarono forte forte

Da una lettera da Pietrelcina a Padre Agostino  il 18 gennaio 1913: “Era gia’ notte avanzata, e quegli impuri apostati incominciarono il loro assalto con un rumore indiavolato… Ed allorchè videro andare in fumo i loro sforzi, mi si avventarono addosso, mi gittarono a terra, e mi bussarono forte forte, buttando per aria guanciali, libri, sedie, emettendo in pari tempo gridi disperati e pronunziando parole estremamente sporche.” (Epistolario I, 330)

La stanza di Padre Pio alla Torretta

Il mio corpo è tutto ammaccato

Lettera da Pietrelcina per Padre Agostino il 13 febbraio 1913: “Gesù non cessa di farmi affliggere da quei brutti ceffoni. Oramai sono sonati ventidue giorni continui che Gesù permette a costoro di sfogare la loro ira su di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici.” (Epistolario, I, 338)

La stanza di P. Pio a casa del fratello Michele

Togliermi la camicia e percuotermi

A Padre Benedetto l’8 aprile 1913 da Pietrelcina: “Quei cosacci non cessano di percuotermi e di sbalzarmi alle volte anche dal letto, giungendo fino a togliermi la camicia e percuotendomi in tale stato.” (Epistolario, I, 353)

Stanza a casa del fratello

SantElia a Pianisi

“Nell’estate del 1905, Padre Pio racconta, mi trovavo a Sant’Elia a Pianisi nel periodo di studio della filosofia. Avevo la finestra e l’uscio aperto per il gran caldo. Si sentiva un forto odore di zolfo. Con terrore dalla porta vidi entrare un grosso cane, dalla cui bocca usciva tanto fumo. Caddi riverso sul letto e udii che diceva: è iss, è isso (è lui, è lui). Mentre ero in quella positura, vidi l’animalaccio spiccare un salto sul davanzale della finestra, da qui lanciarsi sul tetto di fronte, per poi sparire.” (Alessandro, 65-6)

La cella di Padre Pio a Sant’Elia a Pianisi

Venafro

Dal Diario di Padre Agostino a Venafro: «le estasi erano sempre precedute o seguite dalle apparizioni diaboliche. Da principio [satana] gli apparí sotto la forma di un gatto nero e brutto. La seconda volta sotto forma di giovanette ignude che lascivamente ballavano. La terza volta, senza apparirgli, lo sputavano in faccia. La quarta volta, anche senza apparirgli, lo straziavano con rumori assordanti. La quinta volta gli apparí in forma di carnefice che lo flagellò. La sesta volta in forma di Crocifisso. La settima volta sotto forma di un giovine, amico dei frati, che poco prima era stato a visitarlo. L’ottava volta sotto la forma del padre spirituale [padre Agostino]. La nona volta sotto la figura del Padre provinciale. La decima volta sotto la forma di Pio X. Altre volte sotto forma del suo Angelo Custode, di San Francesco, di Maria SS… Finalmente nelle sue vere fattezze, orribili, con un esercito di spiriti infernali». Ed ancora: «Le apparizioni diaboliche Egli le riconobbe sempre tali con la sola domanda: “Di’ Viva Gesù!” Dopo averle riconosciute, le superava sempre col divino aiuto, anzi quasi ordinariamente seguiva un’immediata apparizione di Gesù, di Maria, dell’Angelo Custode»6 (Agostino, Diario, 50-1)

La cella di Padre Pio a Venafro

 

Fonte: http://caccioppoli.com