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Il fazzoletto bianco di Medjugorje

Federica non era ancora nata, ma già il suo cammino di vita si prospettava difficile. Poche le speranze per questa bambina, figlia di una coppia di italiani. Al quinto mese di gravidanza, durante un ‘ecografia morfologica per conoscere il sesso del nascituro, i genitori, già papà e mamma di Simone, scoprirono che la loro bambina era affetta da due gravissime malformazioni alla testa: ventricolomegalia, aumento eccessivo del liquido cerebro-spinale che si può risolvere solo con un delicato interventi di neurochirurgia, e agenesia del Corpo Calloso che, in alcuni casi, può causare ritardo mentale ed epilessia.
La gioia della gravidanza e della bambina che sarebbe nata di lì a poco fu oscurata dalla tragicità della notizia di questa malattia: il verdetto dei medici non lasciava alcuna speranza e il consiglio dato ai genitori fu quello di abortire. Un’eventuale operazione, infatti, si sarebbe potuta affrontare soltanto appena la bambina fosse nata, e sarebbe già stato troppo tardi. Con tutta probabilità e nonostante l’intervento, se anche Federica fosse sopravvissuta, sarebbe stata condannata a un’esistenza da cerebrolesa nella migliore delle ipotesi, con significative difficoltà motorie, sensoriali e cognitive. Nella peggiore delle ipotesi, avrebbe consumato uno stato vegetativo, con poche speranze di vita.
Nonostante la salda opposizione del marito che rifiutava l’aborto, devoto cristiano e fermo sostenitore della vita umana anche in situazioni, come questa, in cui essa è fortemente compromessa, sembrava non esserci una soluzione alternativa. Che tipo di vita attendeva quella bambina, considerando anche le scarse opportunità offerte dall’operazione? Le discussioni tra i genitori e i medici laceravano costantemente gli animi, ogni accenno all’aborto e ogni rifiuto di questa definitiva soluzione erano delle ferite che si riaprivano e sanguinavano copiosamente. Nessun giudizio può essere univoco in queste situazioni e la fede che, per alcuni rappresenta un appiglio, per altri, a volte, diviene una condanna vera e propria. La madre di Federica ha vissuto così il periodo della sua gravidanza, oscillando tra il dubbio di risparmiare alla figlia una vita di sofferenze e quello di darle ugualmente un’opportunità di vita, priva però di ogni speranza e prospettiva di guarigione o miglioramento qualitativo.
La piccola famiglia cominciò, allora, un cammino spirituale, nel corso del quale i sacerdoti fecero comprendere ai genitori a quale compito importante erano stati chiamati: nessuno può arrogarsi il diritto di togliere la vita, eccetto Dio. Attraverso le sofferenze di Federica essi avrebbero sperimentato il dolore di Gesù sulla croce, avrebbero imparato da questi affanni e Dio e la Madonna li avrebbero accompagnati e sostenuti in questo lungo e difficile cammino. Alla fine, i due coniugi scelsero di non abortire, affidandosi alla preghiera e alla consolazione della fede.
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Nel corso di questa difficile gravidanza, una zia suora donò alla mamma di Federica un fazzoletto bianco con l’effigie della Madonna proveniente da Medjugorje, strofinato sul ginocchio della statua del Cristo risorto, alle spalle della Chiesa di Medjugorje. Le fu consigliato di poggiarlo sul pancione e di pregare con il cuore la Madonna, offrendole in dono la recita del Rosario. In un sogno, vide anche un uomo e un bambino mano nella mano, i quali la rassicurarono e le dissero che alla bambina non sarebbe successo niente. Che fossero San Giuseppe e Gesù?

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Il respondo dell’ecografia era sempre lo stesso, freddo e tragico. Nessun miglioramento, nessuna flebile speranza che le cose potessere anche lievemente cambiare. Ai genitori di Federica fu consigliato di far nascere la bambina a San Giovanni Rotondo, nella casa Sollievo dalla Sofferenza fondata da Padre Pio, dove esiste un ottimo reparto di neurochirurgia. La sorpresa arrivò poco prima del parto, quando dagli esami clinici effettuati sul feto i medici riscontrarono che la ventricolomegalia era scomparsa e il liquido cerebro – spinale defluiva normalmente. I segnali erano incoraggianti e quando la bambina nacque, fu constatato che l’altra malformazione, l’Agenesia del Corpo Calloso, non aveva provocato danni e non aveva compromesso le normali funzioni del cervello. La bambina era sana.
Federica ha continuato a crescere felice, nessuna delle passate preoccupazioni dei medici si è mai verificata: il suo sviluppo è stato nella norma, nessun ritardo e nessun ulteriore patologia. Un miracolo per il quale la famiglia, nel 2007, ha ringraziato la Madonna recandosi in pellegrinaggio a Medjugorje.

Fonte: http://www.viaggimedjugorje.com/la-mano-della-madonna-di-medjugorje-sulla-piccola-federica/

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