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14 settembre – VANGELO (Gv 3,13-17) Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

 

Meditiamo

Movimento Apostolico – rito romano

Perché il mondo sia salvato per mezzo di lui

Gesù vede se stesso nel serpente innalzato da Mosè nel deserto per ordine del Signore. È giusto allora che ci chiediamo: qual è la purissima verità nascosta in questo evento? Essa è una sola: la salvezza viene dalla fede nella Parola di Dio. Se il Signore comanda di riprendere il cammino, è per la nostra salvezza. Se ci ordina di fermarci è per la nostra salvezza. Se è Lui che vuole, sia che camminiamo sia che stiamo fermi, nella sua volontà mai vi è un male per noi, ma sempre il più grande bene. I comandi del Signore vanno però accolti con cuore puro, semplice, mite, ricco di fede e di amore.
Gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita (Num 21,4-9).
Non c’è vita se non dalla Parola del Signore. Il Padre celeste ha dato a noi il suo Figlio allo stesso modo che ha dato il serpente di bronzo nel deserto per la salvezza del suo popolo. Non è il serpente che salva, ma la fede nella Parola del Signore. È giusto però affermare che tra il serpente di bronzo e Cristo Signore vi è una differenza infinita. Credere in Cristo non significa guardarlo da lontano. Cristo va accolto nella sua verità e nella sua grazia, va accolto in se stesso, in tutta la sua potenza di luce e di amore, perché possa trasformarsi in noi in potenza di luce e di amore. Se Cristo non è accolto, non è mangiato, non è fatto nostra vita, se la sua Parola non diviene il nostro pensiero, la nostra volontà, la nostra quotidiana opera, noi non siamo salvi, perché Cristo e noi siamo due cose lontane, distanti, separate. Invece è necessario che diventiamo una cosa sola, una sola vita, una sola Parola, una sola carità, un solo amore.
Cristo Gesù è la misericordia infinita ed eterna del Padre per la nostra salvezza. Ma chi si salva e chi si redime? Chi accoglie Cristo in pienezza di fede, carità, speranza. Se Cristo non è accolto secondo le condizioni che il padre ha stabilito, nessuna salvezza si compirà in noi e noi moriremo nei nostri peccati. Siamo già stati morsi dai serpenti brucianti. La morte è già nel nostro corpo e sta per trasformarsi in morte eterna. Questa verità non entra oggi nei cuori, neanche dei discepoli di Gesù. Tutti ci pensiamo già salvati, redenti, purificati, santificati, nei cieli. È questa letale eresia che ci condurrà alla perdizione eterna, perché solo Gesù Signore è la via della vita e solo in Lui e per Lui la si potrà raggiungere, fino al conseguimento della gioia perenne.
A nessuno serve proclamarsi cristiano, se poi non si osservano le condizioni per esserlo realmente, che non sono estrinseche alla fede, ma sono la stessa fede. Non esiste una fede non condizionata, perché la fede stessa è la condizione di sé stessa. Credere significa infatti accettare tutte le condizioni poste da Dio per entrare nella vita. Ora Cristo è la condizione intrinseca della fede. Si crede in Lui, si accoglie Lui, si vive di Lui e per Lui, ci si lascia fare verità della sua verità e carità del suo amore, si entra nella salvezza. Si rimane fuori di Lui, senza di Lui, nessuna salvezza sarà possibile.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci di purissima fede in Gesù.

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