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Testimonianze di pellegrini su Medjugorje

RACCONTO DI STEFANO

Da quando la nostra guida al pellegrinaggio mi ha chiesto se volevo scrivere due righe sulla mia esperienza a Medjugorje ho pensato molto a come iniziare la testimonianza senza però trovare le parole adatte; poi all’improvviso, appena mi sono lasciato andare, eccole qui, due frasi che, nella loro estrema semplicità, racchiudono l’esperienza più intensa della mia vita e di tutti quelli che, come me, dopo tanto remare contro corrente per non ammettere i propri limiti, si sono dovuti arrendere e li hanno finalmente accettati.

Ho quindi deciso spontaneamente di chiudere gli occhi ed aprire la mano. E’ con questo spirito dunque che sono salito sul pullman a Torino per recarmi a Medjugorje. Ho lasciato che Dio muovesse le mie gambe, con i suoi ritmi, con la sua logica, in base ai suoi piani.

Il risultato? Fantastico… una sorpresa dietro l’altra: ad ogni minimo accenno di amore “disinteressato” da parte mia, venivo sommerso da una risposta di Amore “interessato” così forte che mi trasformava.

Finalmente, dopo due lauree, dopo un Master alla Bocconi, dopo 9 anni nella Marina Militare come Ufficiale, dopo aver visitato oltre 30 Paesi in tutto il mondo, dopo aver letto tanti libri di psicologia sull’analisi transazionale e sull’autostima, dopo aver fatto tutto questo per comprendere come risolvere i miei problemi e colmare questo continuo stato di insoddisfazione, ecco che improvvisamente capisco: non c’è NULLA da capire, è sufficiente AMARE e tutto quadra nella sua benedetta imperfezione umana.

Ripensando ai giorni del pellegrinaggio, mi sembra veramente di essere reduce da un bel sogno, sembrava che questo pellegrinaggio a Medjugorje fosse stato preparato per me. Sono arrivato a ringraziare Dio per avermi donato l’incidente automobilistico avvenuto in Argentina che per pochissimo non mi ha tolto la vita e che mi ha obbligato a rientrare in Italia costringendomi a fermarmi e a riflettere. La permanenza a letto, l’intervento chirurgico, la perdita del lavoro mi hanno messo finalmente al tappeto; eppure ce n’è voluta prima che mi decidessi a chiudere gli occhi. Quanti angeli mi sono apparsi nel mio sogno, un’infinità … tutti noi ne abbiamo uno, nostro custode, però credo che, in caso di necessità, Dio mandi rinforzi, come nel mio caso. Ed ecco apparire Giovanna, con le sue tavolette di cioccolata ed i suoi pasticcini, ma anche con la sua grinta, il suo amore per la vita, la professione ed i figli. Un grazie speciale va ai miei compagni di camera: Mario, altro angelo accorso in mio aiuto e con il quale la mia parte celebrale ha avuto modo di confrontarsi e rendersi conto che l’abbandono è l’unico rimedio, e Giuseppe che, con il suo comportamento spontaneo, ricco di sincere contraddizioni e benedette romanzine, mi ha aiutato a vedere le cose da un punto di vista nuovo. Ringrazio anche i sacerdoti che mi hanno accompagnato verso la mia rinascita: il Signore ha chiesto di mettere a disposizione il loro temperamento e la loro esperienza per permettermi di capire alcune nozioni fondamentali di teologia e di vita.

Sono rientrato a Genova dove credevo mi aspettasse la vita pre-Medjugorje: la mia famiglia con i suoi problemi e le sue incomprensioni, la mia situazione lavorativa deprimente, la mia condizione fisica che, anche se in miglioramento, rimane precaria, bè’ ancora una volta una sorpresa: gli occhi sono ancora chiusi e non li voglio riaprire.

 

RACCONTO DI GIORGIO

Ero un giovane battezzato, cresimato, ma non praticante.

Un amico mi ha invitato a Medjugorje. Confesso che ho accettato di accompagnarlo solo per amicizia ma durante il pellegrinaggio ho scoperto che la mia era una chiamata.

La grande preghiera che ogni giorno sale a Dio da quella terra benedetta ottiene la conversione dei cuori. In particolare ho riscoperto la preziosa presenza di Gesù nell’Eucarestia, oggi vivo la S. Messa con gioia e sento forte il desiderio di ricevere Gesù nel mio cuore. La preziosa presenza del Sacerdote, guida dei pellegrini, è stata per me e per tutti un dono. Assieme si è pregato, meditato la Parola di Dio, approfondito i Sacramenti dell’Eucarestia e della Confessione.

 

RACCONTO DI ANGELA

Siamo un grande gruppo di pellegrini ai piedi del krizevac pronti per la salita. Gli accompagnatori ci invitano a partire. Ci dicono: durante la salita meditiamo la Passione di Gesù e preghiamo per chi ci ha fatto del male e per coloro ai quali noi abbiamo fatto del male.

Pregare per chi mi ha fatto del male? IMPOSSIBILE, ho sofferto troppo, non posso perdonare!

Salgo meditando e pregando con fatica. Sono molto tentato… il ricordo di sofferenze passate mi angoscia… Faticosamente raggiungo la cima e mi avvicino alla Croce.

In un primo momento sento nel mio cuore un senso di smarrimento, al quale segue il desiderio di pianto. Piango a lungo… è un pianto liberatore che toglie dal mio cuore ogni rancore e mi dona la pace.

RITORNO A CASA PER DARE IL PERDONO E … CHIEDERE PERDONO.

 

RACCONTO DI DARIO

Quale grazia è stata per me il pellegrinaggio a Medjugorje con tanti amici! Ho incontrato la Madonna nelle persone, in Chiesa, sui monti, nelle Comunità. Non l’ho vista con gli occhi, ma ho sentito forte la sua presenza. Mi ha aperto il cuore, fortificata la fede, ristorata l’anima.

Il pellegrinaggio a Medjugorje è stato per me l’inizio di una nuova vita, l’apertura alla strada dell’amore, del perdono, della riconciliazione con Dio.

Ho riscoperto il sacramento della CONFESSIONE.

 

RACCONTO DI LUCA

Dal diario di Luca giovane universitario di Roma.

Sono sul treno che mi porta ad Ancona per l’imbarco. Leggo su un libro che ho tra le mani: “Non abbiate paura perché io sono con voi anche quando pensate che non esiste via d’uscita e che satana regna. Io vi porto la pace, io sono vostra Madre”.

Mi rendo conto di quanto indispensabile sia per me questo pellegrinaggio. “Non abbiate paura”: io sono pieno di paure in questo momento, mai come adesso ho bisogno di tendere la mano.

Sono giunto a Medjugorje, non so se la Madonna è apparsa in questi luoghi. Quel che è certo è che qui si respira una grande pace. Vi sono molti pellegrini che pregano con devozione, con fiducia. Questo mi riempie di letizia.

Sento ripetere: “Se non ci si riempie di Dio cosa si può portare agli altri?”. E’ difficile capire l’utilità concreta della preghiera eppure da un po’ di tempo vado rimuginando: “Non basta fare, fare, fare, io prego troppo poco. Così tutto perde sapore”.

“Chi prega non deve aver paura del futuro”. Il problema non è il tempo, il problema è l’”amore”. La Regina della Pace vuole risvegliarci dal coma spirituale.

“Sono bella perché amo”, dovete amare ed essere belli. La bellezza arriva dal profondo del vostro cuore”.

Sono sul treno di ritorno a casa. Penso alle forti esperienze vissute durante il pellegrinaggio, mi sento in pace. Mi viene in mente il ricordo della nonna. Mia nonna è morta da poco tempo. Non potete immaginarvi quanto sia stata importante per me quell’amore di nonna, così diverso da quello dei genitori. La sicurezza con cui mi incoraggiava, sicurezza di occhi che hanno visto e vissuto. Mi dava speranza, mia nonna, perché era come se vedesse più lontano di me. Poi se ne è andata a tradimento, mentre ero impegnato ad un meeting.

Mai mi sarei immaginato di sentirmi ancora voluto, amato come nipote. Eppure è successo a Medjugorje. Con gli amici che erano con noi. E, guarda un po’, mi hanno dato coraggio e speranza.

Roba da pazzi? Sospetto che nonna ci abbia messo lo zampino.

 

Fonte: www.medjugorje.it

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