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I messaggi dei detenuti di San Vittore che aspettano con trepidazione Papa Francesco

“…ero carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 36) –  Durante la sua visita a Milano il 25 marzo, Papa Francesco visiterà la casa circondariale di San Vittore e si fermerà a pranzo con i detenuti. Tanti di loro gli stanno scrivendo.

Quel giorno, per la prima volta, un Pontefice entrerà nella casa circondariale di San Vittore.

Bergoglio ha chiesto la possibilità di incontrare i detenuti e parlare con loro, prediligendo un approccio informale. Il suo arrivo è previsto alle 11.30, il Santo Padre si fermerà anche a pranzo nella mensa del carcere.

Papa Francesco a Rebibbia

“Lasceremo che le persone incontrino Francesco senza il filtro dell’organizzazione, perché possa essere un incontro di anime”, ha confermato in un’intervista al Corriere della Sera Gloria Manzelli, direttrice del carcere.

Il Papa dovrebbe incontrare un centinaio di detenuti nella rotonda centrale, altri cento saranno poi a tavola con lui. In tanti stanno preparando doni da lasciargli, come molti sono coloro che hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere al Pontefice.

Il Corriere della Sera ha pubblicato alcuni messaggi destinati a Francesco. Sono tutti densi di emozione, da cui trasuda la sofferenza che si cova dietro le sbarre.

“Caro Papa Francesco, con onestà non sono molto credente”, scrive Ivan nella lettera pubblicata oggi insieme ad altre, chiedendo al Papa di “regalargli “una preghiera” per la sua famiglia, per dare alla sua carcerazione “un senso e un po’ di pace e serenità”.

Sofferenza come quella di Massimo, che ammette di non avere fede ma dichiara che aspetta il Papa come “un fratello”. Così si rivolge al Papa: “Voglio solo dirti che ho peccato, ho rubato la serenità alla mia mamma e ho ucciso la fiducia di mio padre. Ma loro non mi hanno mai abbandonato”.

E’ accorato Alfredo, invocando dal Papa un miracolo: di perdonare tutti i suoi sbagli e tutte quelle volte che ha fatto del male, di farlo tornare bambino e “di non fare più – scrive – quelle brutte azioni che mi hanno allontanato dalla mia famiglia”. “Vorrei davvero – conclude la sua lettera – potere ricominciare tutto”.

E ancora Mustapha, che è musulmano, dice di sentirsi accolto da Francesco, che quando prega “non fa distinzioni di sesso, di razza, soprattutto di religione”, e chiede al Papa di continuare a trasmettere la fede che può aiutare anche i carcerati “ad uscire dalle loro dipendenze distruttive”.

Diversi i ringraziamenti al Papa per questa sua visita a “noi detenuti sospesi nel limbo tra il bene e il male”, scrive con vena poetica Fatjoni. Felice dell’arrivo del Papa anche Angelo, a cui questo incontro suggerisce una frase che gli ripetevano spesso in famiglia: “Da un’esperienza negativa ne può derivare una positiva, e questa ne è la prova”.

Struggente la lettera di Natalino, il quale racconta che in trent’anni di carcere ha perso la sua famiglia ma ne ha trovata recentemente un’altra, quella della persona che gli ha donato gli organi dopo un trapianto.

Sono storie di sofferenza, di ferite inflitte a se stessi e agli altri, ognuna diversa dall’altra ma che, in attesa di quel giorno, potranno accendere nel loro cuore una speranza di rinascita.

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