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Corte Europea: “nessuno Stato è obbligato a garantire i matrimoni gay”

Photo: FREDERICK FLORIN/AFP/GettyImages

La quinta sezione della Corte Europea per i diritti dell’uomo ha stabilito che gli Stati sono invitati a legiferare per garantire i pieni diritti alle coppie omosessuali ma che non c’è alcun obbligo all’introduzione dei matrimoni gay in quanto non esiste alcun diritto per questa istituzione. La delibera della Corte di Strasburgo arriva a seguito del ricorso 40183/07 che Stephane Chaplin e Bertrand Charpentier avevano presentato contro lo Stato francese. I due omosessuali avevano contratto matrimonio civile nel giugno del 2004 nel comune di Begles. In Francia non esisteva l’istituzione del matrimonio gay e l’opposizione della magistratura fu molto forte tanto che le nozze vennero successivamente annullate.  I due, ritenendo di essere stati vittima di discriminazione, si sono rivolti alla Corte europea basando il loro ricorso sugli articoli 12 e 14 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo. La decisione di Strasburgo di respingere il ricorso è stata anticipata dalla rivista spagnola La Cuarta columna. In sede di pronunciamento, la Corte europea ha tenuto a precisare che «gli Stati restano liberi, ai sensi dell’articolo 14, in combinato disposto con l’articolo 8, di non aprire il matrimonio alle coppie eterosessuali e godono di un certo margine di valutazione nel decidere la natura esatta dello statuto conferito dalle altre modalità di riconoscimento giuridico».  Ma, visto che se ne parla molto spesso, cosa recitano questi famigerati articoli 12 e 14?

  • Articolo 12
    «A partire dall’età minima per contrarre matrimonio, l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto»
  • Articolo 14
    «Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione».

Questo quanto invece viene disposto nell’articolo citato nella sentenza.

  • Articolo 8
    «Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine ed alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui».

Il concetto con cui è stato respinto il ricorso, ovvero la non esistenza di un diritto umano al matrimonio e tantomeno all’adozione, non è nuovo. Era, infatti,  già stato chiaramente esposto, lo scorso luglio 2015, quando lo stesso tribunale di Strasburgo aveva invitato l’Italia a colmare urgentemente la lacuna della propria legislazione in merito a questo delicato argomento. In conclusione Strasburgo ha ribadido, ancora una volta, che gli Stati sono liberi di legiferare in materia come credono più opportuno ricordando sempre, però, che l’articolo 12, della Convenzione europea per i diritti dell’uomo, non impone nessun obbligo di garanzia di accesso al matrimonio per coppie dello stesso sesso.

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